Radiofreccia (film di Luciano Ligabue del 1998)

RADIOFRECCIA è l’esordio cinematografico di Luciano Ligabue, il quale trasferisce sul grande schermo alcuni racconti tratti dalla sua prima opera letteraria FUORI E DENTRO IL BORGO. La regia in realtà è stata realizzata a quattro mani con Antonello Grimaldi, ma quest’ultimo scelse in segno di rispetto di non essere co-accreditato per non togliere visibilità a Ligabue, che venne prevalentemente assistito sotto l’aspetto tecnico ma non per quanto riguarda lo sviluppo della storia. Il film fu un clamoroso successo di pubblico, coronato anche da ben 3 David di Donatello e 2 Nastri d’Argento, e divenne famoso anche per aver consacrato la carriera di attore di Stefano Accorsi, autentico mattatore della vicenda.

Nell’anno 1993 una radio libera di nome Radiofreccia sta chiudendo le sue trasmissioni proprio nel giorno del 18°anniversario della fondazione. Il deejay e storico fondatore Bruno decide di usare le ultime ore di diretta per raccontare le origini della radio e di quel bizzarro nome. Con un flashback quindi arriviamo negli anni ’70 e nella provincia emiliana in un piccolo borgo mai nominato ma che risponde in tutto e per tutto alla natia Correggio. Qui vivono 5 amici inseparabili il cui membro più in vista è Stefano Benassi, detto “Freccia” per via di una vistosa voglia tra la fronte e i capelli. Lui e gli altri amici della compagnia quali Tito, Iena, Bruno e Boris passano le giornate tra il bar e lavoretti saltuari. Freccia è il belloccio che piace alle ragazze ma finisce nel tunnel dell’eroina, Iena è timido e introverso e finirà per sposare una ragazza che non ama e che lo tradisce già il giorno delle nozze, Boris è cinico e prevenuto verso il mondo, Tito è morbosamente attaccato alla sorella ma si scoprirà che il motivo è che questa viene abusata dal padre che lui finirà per uccidere, ed infine Bruno è il classico bravo ragazzo amante del rock che trascina gli altri amici nella creazione di una radio libera inizialmente denominata Radio Raptus. Freccia tenta in tutti i modi di venire fuori dal tunnel della droga, cui era stato introdotto da una ragazza bella ma altrettanto opportunista, ma varie vicissitudini lo portano alla morte prematura, sciogliendo di fatto la compagnia che nel frattempo aveva perso anche Tito finito in carcere. La radio quindi da quel momento assunse il nome Radiofreccia in onore dell’amico scomparso. In questo contesto si mettono in mostra una serie di personaggi sopra le righe come Kingo, che pensa di essere il sosia di Elvis Presley, il burbero barista Adolfo ed altri soggetti più o meno sani di mente.

Ligabue dichiarò di aver portato una larga parte del suo vissuto, legato in particolar modo al fenomeno tipicamente anni ’70 delle radio libere, ma decise di non apparire in prima persona, salvo una fugace inquadratura di pochi secondi come deejay di una radio locale. Di contro però contribuì alla massiccia colonna sonora da un lato con due brani autografi quali Ho perso le parole e Metti in circolo il tuo amore, e dall’altro investendo ingenti risorse per acquistare i diritti di brani assolutamente di livello come Rebel Rebel di Bowie, The passenger di Iggy Pop, Vicious di Lou Reed, Sweet home Alabama dei Lynyrd Skynyrd più altri titoli tratti da artisti come Weather Report, Creedence Clearwater Revival, Allman Brothers Band, Al Stewart, Earth Wind & Fire. L’intera colonna sonora venne pubblicata in doppio CD/LP con anche tutti i temi strumentali composti per l’occasione. In un cast di attori prevalentemente emergenti vennero inserite anche delle guest star come Francesco Guccini nel ruolo di Adolfo e Serena Grandi in quello della madre di Freccia. Il regista tenterà il bis due anni dopo con un secondo film intitolato DA ZERO A DIECI ma non riuscirà ad ottenere uguale riscontro.

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