The Works (album dei Queen del 1984)

THE WORKS è l’undicesimo album dei Queen, ed anche uno di quelli di maggior successo pur non avendo raggiunto la prima posizione in Gran Bretagna e negli USA. Il titolo venne scelto come risultato del fatto che per tirare fuori le 9 tracce definitive ne vennero provinate circa 50, in quanto la band voleva riscattare il parziale insuccesso del precedente HOT SPACE e quindi voleva fare le cose per bene, prova ne è che le sessioni di registrazione durarono pressoché incessantemente per tutto l’anno precedente. Molti di questi brani esclusi verranno poi alla luce in altre forme o in pubblicazioni successive, ma alcuni allo stato attuale rimangono assolutamente sconosciuti. L’album ha alcune peculiarità che lo contraddistinguono da quelli precedenti e seguenti: prima di tutto i 4 singoli estratti portano ciascuno la firma di uno dei 4 componenti, in particolare Radio Ga Ga (Taylor), Hammer to fall (May), It’s a hard life (Mercury) e I want to break free (Deacon), ed inoltre è l’album dove si percepisce una minore incidenza di Freddie Mercury in termini di singoli di successo, pur rimanendo sempre l’autore più prolifico con 3 brani ed un quarto in coppia con Brian May.

Se c’era bisogno di un riscatto immediato, il primo brano Radio Ga Ga è già un successo planetario: si tratta di una composizione di Roger Taylor su una fitta base di drum machine con inserti di tastiera. È sicuramente un retaggio di come la musica elettronica stava prendendo massicciamente piede anche nel rock, però in questo caso lo fa con un arrangiamento gentile e con una concessione al collega May che fa in tempo a mettere nel mezzo un semplice ma efficace assolo in slide guitar. Il brano verrà inoltre nobilitato ulteriormente da un videoclip che utilizza estratti del celebre film muto METROPOLIS. Che i Queen siano però fondamentalmente una rock band lo si vede già dalla traccia successiva Tear it up, dove le chitarre di May tornano ad essere protagoniste con un brano dall’andamento cadenzato ma altrettanto coinvolgente. È quindi il momento di dare sfogo alla vena melodica di Freddie Mercury con It’s a hard life, brano che inizia con una ambiziosa citazione dell’opera I PAGLIACCI, ma che poi si snoda in una struggente ballata sulla mancanza di amore. La parte centrale del disco non ha singoli di successo ma mostra comunque una rinnovata voglia di sperimentazione: Man on the prowl è una gradevole composizione di Mercury in stile rockabilly emula (ma con risultati obiettivamente più modesti) della più celebre Crazy little thing called love, Machines (or ‘Back to Humans’) è una inedita collaborazione tra May e Taylor con un brano futuristico in cui si omaggia lo stile dei Kraftwerk, band che in quel momento era l’autentico faro della musica elettronica. John Deacon come al solito scrive poco ma lascia sempre dietro delle hit memorabili, e il mazzo si arricchisce dell’iconica I want to break free, brano sulla liberazione sessuale che diventerà leggenda con il video dei quattro membri vestiti da donna in stile drag (e qualche problema di censura negli USA). Ancora Mercury propone una ballata sul tema del suicidio con la sua Keep passing the open windows ed ecco che verso la fine mr. May sfodera l’asso di bastoni con un riff destinato a fare storia ed un’orgia di hard rock invade l’ascoltatore: stiamo parlando di Hammer to fall, brano in tema antinucleare che da lì in poi diventerà uno dei momenti di assoluta panacea musicale degli show del celebre quartetto, entrando nella scaletta senza uscirne più. La nona traccia è un’altra inedita combo: Brian May e Freddie Mercury producono un brano solo voce e chitarra dal titolo Is this the world we created?, con un andamento molto simile a quello di Love of my life, sul tema della fame del mondo, che in quegli anni cominciava a fare breccia nello show business angloamericano.

Come detto, in seguito al successo del disco verranno fuori molti dei brani scartati dalla scaletta definitiva. In particolare, I go crazy sarà pubblicata come B-Side di Radio Ga Ga, Man on fire comparirà nell’album solista di Taylor STRANGE FRONTIER, Made in heaven, Man made Paradise e There must more to life than this compariranno nell’album di Mercury MR. BAD GUY, e la prima sarà anche protagonista nell’omonimo album postumo della band del 1995. Ancora, Let me live troverà posto sempre nell’album MADE IN HEAVEN ma verrà tagliata la parte che prevedeva un duetto con Rod Stewart. Infine nel 2014, in occasione della pubblicazione della raccolta QUEEN FOREVER, verrà svelata Let me in your heart again con la sola traccia vocale originale di Mercury e l’arrangiamento completamente rivisto per l’occasione.

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