C’era una volta la città dei matti… (film di Marco Turco del 2010)

C’ERA UNA VOLTA LA CITTÀ DEI MATTI è un film per la tv con protagonisti Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini che racconta la figura del professore Franco Basaglia, neuropsichiatra di fama nazionale e fautore della celebre legge 180, che abolì gradualmente l’istituto del manicomio a favore dell’ospedale psichiatrico.

Nell’immediato dopoguerra, Franco Basaglia è un giovane psichiatra che viene inviato a dirigere un manicomio a Gorizia. La realtà di quei luoghi è quasi da scena dell’orrore: chi è malato mentale viene tenuto in totale costrizione come una sorta di vegetale umano, senza possibilità di svolgere alcun tipo di attività e venendo al contempo spesso sottoposto a devastanti sedute di elettroshock, annullando così totalmente la propria personalità. Il problema però è che molti di questi degenti non hanno delle vere e proprie malattie mentali, ma solo dei traumi che non richiederebbero in teoria l’internamento. È il caso di Margherita, abbandonata dalla madre la quale è convinta che essa abbia il demonio in corpo, oppure di Boris, di etnia slava, che soffre di disturbi legati ai bombardamenti, di Mara che ha subito il trauma di una gravidanza indesiderata, o ancora di Lampo che invece ha solo un lieve disturbo di personalità ma è perfettamente cosciente, e come loro tanti altri nelle medesime condizioni. Tutte queste curabili patologie vengono invece esasperate dalla degenza coatta del manicomio. Basaglia rivoluziona completamente il concetto di degenza psichiatrica e decide di investire tempo e risorse sul reinserimento sociale di questi malati mettendoli alla prova con attività manuali e possibilità lavorative, creando un vasto team di lavoro a cui partecipano suoi allievi e collaboratori, più la devota moglie Franca Ongaro. Il suo metodo comincia ad avere una vasta eco anche fuori dai confini nazionali, ma si scontra con la rigidità del sistema legislativo italiano. Basaglia abbandona temporaneamente il suo lavoro di psichiatra per bussare alle porte della politica da cui ottiene di poter concepire una legge che trasformi il vecchio manicomio in un luogo di recupero mentale e sociale, ovvero quella che poi negli anni verrà conosciuta come Legge 180/78. Purtroppo, mentre l’iter legislativo va avanti, il professore scopre di avere un tumore al cervello in stato ormai avanzato: farà comunque in tempo a vedere approvata la tanto sospirata legge prima di andarsene.

Non è la prima volta che il cinema italiano tratta la figura di Franco Basaglia: già 10 anni prima il celebre professore era stato impersonato da Remo Girone nel film LA SECONDA OMBRA. Qui invece non si cerca tanto di fare un’opera biografica ma di illustrare passo per passo le conquiste mediche e sociali che il metodo-Basaglia ha prodotto nel corso degli anni, compreso rompere il muro di diffidenza della gente comune verso le persone con disabilità psichiatrica. La prima parte mostra immagini della vita da manicomio tanto crude quanto realistiche, con personale medico e paramedico spesso permeato di sadismo nel trattare in maniera animalesca queste persone. Lo sviluppo della vicenda invece dà l’idea di come questa gente potesse tranquillamente – con le dovute precauzioni s’intende – trovare la propria dimensione sociale senza la necessità dell’internamento. Come viene spiegato infine nei titoli di coda, l’applicazione della legge 180 darà vita ad un lungo braccio di ferro che si concluderà solo nel 1999 quando i manicomi verranno definitivamente aboliti.

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