Quell’Oscuro Oggetto del Desiderio (film di Luis Buñuel del 1977)

QUELL’OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO è l’ultima opera cinematografica di Luis Buñuel, il quale morirà 4 anni dopo l’uscita di questo film. Omaggiato due anni prima con l’Oscar alla carriera (riconoscimento assolutamente tardivo per uno dei maestri della settima arte), il famoso cineasta spagnolo si congeda dal suo pubblico con questa storia che è parzialmente adattata da un romanzo d’inizio Novecento intitolato LA DONNA E IL BURATTINO dello scrittore francese Pierre Louys.

Il film comincia con un antefatto: Mathieu, un signore distinto di mezza età, è intento a partire da Madrid in treno alla volta di Parigi quando una giovane donna lo insegue minacciosa e lui per tutta risposta la inonda con una secchiata d’acqua. Sale quindi sul treno ed agli altri passeggeri presenti nel suo scompartimento non è sfuggita questa inusuale scena, per cui Mathieu decide di raccontare cosa lo abbia portato a quel gesto. Mathieu aveva conosciuto questa ragazza, Conchita, poco più che diciottenne e se ne era perdutamente invaghito nonostante la cospicua differenza di età. Lei, che vive con l’anziana madre in condizioni di assoluta povertà, accetta di buon grado i regali e gli aiuti economici ma rifiuta al contempo di concedersi sessualmente perché desiderosa di giungere vergine al matrimonio (arriva addirittura ad indossare a letto delle inespugnabili mutande rinforzate). Il rifiuto sessuale però viene alimentato sordidamente da giochi erotici e false promesse tanto che Mathieu, spazientito da questi mezzucci, interpella un alto funzionario e suo amico che emette un decreto di espulsione dalla Spagna per lei e sua madre. È l’inizio di un lungo tira e molla e di ricerche che si concludono a Siviglia dove lei ha trovato lavoro come ballerina. Conchita decide di dare l’ultimo smacco a Mathieu concedendosi sessualmente ad un ragazzo detto Morenito proprio davanti ai suoi occhi, alimentando quindi la sua frustrazione. È la classica goccia e quindi Mathieu, dopo averla schiaffeggiata, la abbandona per tornare in Francia. Si ritorna quindi allo scompartimento del treno dove, a sorpresa, spunta fuori proprio Conchita che ricambia la secchiata d’acqua al suo compagno. I due si chiariscono e Conchita rivela che quel rapporto è stato solo simulato. Il film si conclude con entrambi a passeggio per le strade di Parigi, segno di una evidente riconciliazione, quando però improvvisamente saltano in aria a causa di una bomba piazzata a due passi da loro da parte di un terrorista appartenente ai cosiddetti “Gruppi Armati Rivoluzionari del Bambin Gesù”, ponendo fine a tutto.  

Quest’ultima opera racchiude in sé tutti gli elementi della cinematografia di Buñuel: il gusto per il surreale, il cinismo spiazzante, il sesso visto come alienazione onirica. Per quest’ultimo giro di giostra accorrono in soccorso del Maestro tutti i suoi fedelissimi: Jean Claude Carrière alla sceneggiatura, l’attore-feticcio Fernando Rey come protagonista, Milena Vukotic nei panni di una delle passeggere del treno, ed infine l’altro attore-feticcio Michel Piccoli che presta la sua voce al personaggio di Mathieu. Infine l’ultimo colpo di coda: la parte di Conchita viene affidata a due attrici che si alternano equamente durante lo sviluppo della storia, ovvero la francese Carole Bouquet e la spagnola Angela Molina. Le due attrici si avvicendano in maniera assolutamente naturale tanto da rendere lo spettatore conscio che, a seconda del volto che Conchita dovrà mostrare in quel momento – remissivo o battagliero – arriverà un volto piuttosto che l’altro. In realtà il personaggio doveva essere interpretato unicamente da Maria Schneider, ma il carattere inquieto e l’abitudine a consumare stupefacenti portarono al licenziamento di quest’ultima dopo pochi giorni. L’esperimento del doppio attore che interpreta lo stesso ruolo era già stato sperimentato in IL FANTASMA DELLA LIBERTÀ, questa volta con un personaggio maschile.

Ultima curiosità: questo film fu uno dei progetti che Buñuel aveva già in mente di mettere su pellicola addirittura negli anni ’50, quando la scelta dei due protagonisti era ricaduta su Vittorio De Sica e Mylène Demongeot. In quel momento l’idea venne accantonata e non si ripresentò l’occasione di ripescarla fino al momento del film in questione.

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