Verità Supposte (album di Caparezza del 2003)

“Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”. Così esordisce il primo brano intitolato Il Secondo secondo me dell’album VERITÀ SUPPOSTE. Ed in effetti Caparezza questo esame lo ha superato più che brillantemente partorendo un album intenso e pieno di cose interessanti e destinate a durare nel tempo, tanto da considerarlo ancora oggi una pietra miliare della carriera dell’eclettico musicista pugliese.

Definire Caparezza secondo uno stile musicale ben preciso è molto difficile. Nel disco di esordio si era proposto più come rapper ma la varietà del suo ventaglio musicale è molto più ampia ed anche a livello di tematiche si passa con molta disinvoltura dal semiserio all’amara critica della dura realtà. Coadiuvato da musicisti di prim’ordine tra cui il fido Diego “Medusa” Perrone, che lo affianca spesso alla seconda voce tanto da diventare un suo perfetto alter-ego, il disco fila via con la facilità di un bicchiere d’acqua e senza un momento di noia.

Nella stesura dei testi Caparezza gioca molto con i doppi sensi e gli equivoci linguistici, a partire dalla già citata Il Secondo secondo me, dove in una ritmica molto serrata si snocciolano una serie di luoghi comuni sulla gente, la società e l’ipocrisia di certe espressioni. Le differenze sociali e razziali giocano un peso molto importante nella coscienza dell’artista, e quindi da citare in questo senso sono sicuramente Nessuna Razza e Vengo dalla Luna, quest’ultima dissacrante tormentone di quell’anno, dove con una geniale metafora un alieno sceso dalla Luna viene equiparato ad un immigrato. Quasi sullo stesso filo troviamo Dagli all’untore, cattivissimo brano che usa la metafora dell’untore manzoniano come parallelismo con l’immigrato portatore di malattie.

Altro caposaldo tematico è la presa in giro dell’ipocrisia regnante nello show business e soprattutto nella TV spazzatura, ed anche queste tematiche si rincorrono in brani come La legge dell’ortica, Nel Paese dei balordi e L’età dei figuranti. Giuda me invece analizza il tema dei piccoli centri di paese dove tutti si danno delle arie da star, con particolare riferimento probabilmente a Molfetta, sua città di origine. Nel Paese dei balordi racconta una surreale favola di Pinocchio dove però tutti i personaggi sono completamente stravolti in violenti, papponi e donne di facili costumi.

Slegati completamente dal contesto principale, Stango e sbronzo racconta, al ritmo di un tango sbilenco e sgraziato, la storia di un alcolista, e Jodellavitanonhocapitouncazzo dove, appunto, sul tema di uno Yodel tirolese Caparezza ci dà un quadro di sé, della sua famiglia che evidentemente gli somiglia parecchio, fino ad immaginarsi già morto con le persone presenti al suo funerale.

Capitolo a parte merita Fuori dal Tunnel. Questo pezzo fu uno dei veri tormentoni dell’estate 2003 tanto da essere un appuntamento fisso delle discoteche, e probabilmente è stato anche il singolo che lo ha svelato al grande pubblico contribuendo al successo dell’intero album. La particolarità del pezzo è che ha un ritmo veramente trascinante e ballabile, ma che nel testo si pone nella prospettiva diametralmente opposta, prendendosi di fatto gioco di tutti quei bellimbusti da discoteca e ostentando invece la sua prospettiva di vita tranquilla a casa davanti a un film ed ad un panino con salame a fette spesse. Se questo era il suo intento ci è riuscito perfettamente.

Oltre ad essere certificato Disco di Platino con più di 100.000 copie vendute, VERITÀ SUPPOSTE sarà anche oggetto di vari riconoscimenti, come il prestigioso Premio Lunezia per l’originalità dei testi. In generale assistiamo ad un grande episodio di canzone d’autore di un artista controcorrente che ancora oggi non ha perso la sua originale essenza.

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