Non si sevizia un Paperino (film di Lucio Fulci del 1972)

Il titolo NON SI SEVIZIA UN PAPERINO a molti non dice nulla, o al massimo può far pensare a un film comico. Invece si tratta di un giallodramma diretto da Lucio Fulci, il quale per molti addetti ai lavori è addirittura il capolavoro di un’intera filmografia.

L’ambientazione si svolge ad Accendura (in realtà Accettura), piccola località della Basilicata, dove un fatto macabro sconvolge il paese: una donna infatti scava una fossa dalla quale estrae il corpo di un bambino per poi darsi alla fuga. Poco tempo dopo viene ucciso un altro bambino, Bruno Lo Cascio, per il cui omicidio le forze dell’ordine arrestano un minorato mentale di nome Giuseppe Barra, che tuttavia si dichiara innocente e, come se non bastasse, un terzo fanciullo viene rinvenuto cadavere in una vasca di pietra ma le indagini brancolano nel buio. Senonché un giornalista in gamba, Andrea Martelli, incomincia a far luce sulla faccenda: ne parla col parroco del luogo che gli confessa di credere che gli adolescenti di Accendura siano preda di riviste porno e tentazioni carnali.

Intanto ai funerali di uno dei bambini uccisi la madre sconvolta urla di avvertire la presenza dell’assassino in chiesa, ecco allora la donna “della fossa” uscirne di corsa benché ripresa da una telecamera esterna. Il suo nome è sconosciuto ma viene chiamata la maciara, adepta a riti di magia nera. Benché arrestata, viene scagionata in mancanza di prove. Il paese però gli punta contro e un gruppo di uomini inferociti la uccide.

Nel frattempo Martelli fa amicizia con una benestante Patrizia, che lo affianca nelle sue indagini, ed ecco che una sera il parroco Don Alberto telefona al giornalista dicendogli che madre e sorella sono spariti. A quel punto i due si precipitano dal prete, ma lo incontrano a ridosso di un dirupo con la sorellina in braccio mentre la madre lo implora di lasciarla, perché intenzionato ad ucciderla. È il colpo di scena: proprio Don Alberto è l’omicida seriale dei piccoli innocenti e sarà proprio Andrea dopo una colluttazione a impedirgli l’ennesimo delitto, mentre il parroco scivola dal dirupo incontro al suo tragico destino, proprio colui che asseriva di uccidere per rendere puri i fanciulli.

Il film segnò il ritorno di Fulci al giallo, dopo una fase dedicata alla commedia che gli recò accese critiche. Inizialmente la località dove girare doveva essere Torino. La sceneggiatura fu scritta varie volte e in quella definitiva compare anche Gianfranco Clerici a cui si deve la scena iniziale dove i bambini si confessano. Degli effetti speciali si occupò Carlo Rambaldi, in seguito premiato con l’Oscar. Riz Ortolani compose la colonna sonora creando un formidabile contrasto tra una musica dolce nelle scene di intrattenimento e serrata in quelle violente. Di essa fa parte anche una canzone di Ornella Vanoni, Quei giorni insieme a te, ed una dello sconosciuto Riccardo Cocciante, Rhythm.

Fulci citò il suo film riprendendone alcune scene in altri da lui girati come SETTE NOTE IN NERO, E TU VIVRAI NEL TERRORE! L’ALDILÀ e LO SQUARTATORE DI NEW YORK.

Un’opera di grande impatto da vedere per chi non l’ha mai fatto o potuto fare, grazie ad un copione carico di intrigo, mistero e con un tocco di soprannaturale incarnato dal personaggio della maciara, resa magistrale da Florinda Bolkan. Ottima è anche la prova del grande Tomas Milian, prima che nascesse il suo iconico Er monnezza.

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